Fabio Niero racconta la Bologna San Lucca 2011

Parlare della Bologna-San Luca, per me è sempre un piacere. Un piacere che esonda l’intrinseco svolgimento delle modalità previste. Ovvio. Altrimenti che piacere sarebbe per un trasgressivo come me? E’ che mi piace il posto, mi ricorda i primi giorni di lavoro col Dottor Marcello Sabbatini in quel di Telesprint e tutte quelle belle sequenze di fatti, ormai soffuse d’oblio nel lete del tempo. Andiamo come sempre con ordine. Quest’inverno non ho neanche avuto il piacere di sdilinquirmi con dispeptiche irritazioni rallystiche durante l’inverno e pertanto devo riprendere il ritmo. La gara era la prima salita. Fuori dal coro, come sempre, una gara per amatori organizzata da un Amante.
E con ciò nulla d’aggiungere, per non passare per maniaci sentimentali. Il sabato, la nostra troupe, invereconda accozzaglia di nordisti e sudisti accomunati dall’abitudine di massacrarsi gli occhi attraverso un minuscolo viewfinder, si era mossa in forma ridotta, per sondare la nuova impresa corsaiola. Visto il periodo e le attinenze, si era quindi deciso di cominciare. E la domenica, via alle danze, con il primo treno. Non tiratemi in ballo il treno per Yuma o l’ultimo per Vienna, quelli sono discorsi cinematografici, noi si fa video che è un’altra cosa. Partenza al solito antelucana, per raggiungere il Peppe e il Biondo, alle soglie del Piave, fiume sacro alla Patria, specialmente adesso che si festeggia l’anniversario della nazione. Viaggio veloce, con l’aggiunta di Michele e Salvatore e primo disagio al verificar che quest’anno Radicondoli, ed i suoi piaceri, ci sarebbe stata negata. Un breve saluto al Direttore di Gara, dottor esimio Roselli, con cui merita parlar di vino e altre amenità, oltreché perdersi in rombanti commenti su veicoli e competizioni, e via in postazione per un inizio dei giochi degno di questo nome.
E subito Giove pluvio disperge le sue ali sul nostro operato, come se l’acqua o acquerugiola che sia, fosse un compendio edificante nell’ambito di una gara. Certo, per chi ha la macchina chiusa, forse non è un gran disguido, ma per chi staziona a bordo ring, pardon, percorso lavorare con l’ombrello non è il massimo dei piaceri. Breve impegno, visto il ridotto, ahimè, numero dei partenti. Tre manches, ma a sottolineare la cosa non è lo sforzo lavorativo quanto lo sforzo per salire l’impervia ripidità dell’inizio tracciato. Si era fuori allenamento, si diceva, ma non si pensava tanto. Nessuno sfora il copione di gara salotto e pertanto, la complicità del fondo scivoloso non ispira traversi e prestazioni da record, neanche a quel Denny Zardo che porta a spasso un Panterone che forse neanche ce la fa a passare nei pertugi di questa percorrenza da via crucis.
Il treno che mi riporta a casa, mi presenta un percorso sotto il chiarore del pomeriggio che occide. Una novità per me, abituato a notti senza sonno ed arrivi nel buio. New deal anche qui? Ah, se pensate che tutto questo sia qualcosa di realistico e verosimigliante, siete fuori strada. Per tutto il resto, vi saluta animosamente il vostro cronista dell’occulto Fabio Niero
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