Fiera Padova Auto d' Epoca: il resoconto

L’edizione 2010 del Salone Auto e Moto d’Epoca di Padova è stato un appuntamento assolutamente irrinunciabile per tutti i grandi appassionati di auto e moto storiche della nostra penisola e non solo. Arrivare alla Fiera di Padova, ovvero a Padovafiere per l’Automoto d’Epoca, non era stato cosa complicata, ed il fatto di essere stato accreditato sia da questo Sito che incaricato dalla Soprintendenza Per i Beni Culturali
del FVG di svolgere un reportage, faceva ben sperare ad un annullamento delle difficoltà d’acchito che ogniqualvolta si ripresentano all’ingresso di queste manifestazioni. Ovviamente, ad onta di quanto detto in precedenza, non c’era un ingresso personalizzato per la stampa, e bisognava arrangiarsi nella fila degli espositori in ritardo o in quella dei visitatori in anticipo. Infatti c’era un’ora di discrepanza tra i due ingressi, per dar modo ai “fieraioli” di preparare per bene le cose ai visitatori, dato che pagavano mica poco per entrare. Contrariamente al previsto, invece, ho dovuto penare una buona mezz’oretta per avere la mia chance d’ingresso. Dopo la prima breve fila all’esterno, infatti, ne ho goduta un’altra allo sportello stampa interno. Finalmente giunto a toccare il “marmo” dello sparuto davanzale oltre cui persisteva una moretta simpatica, ma senza dubbio abbandonata a se stessa, che non aveva tutte le liste, che non aveva tutti gli accrediti, che non sapeva che fare ecc ecc. Soluzione?
Andare nell’ufficio stampa, ma a quell’ora era ancora chiuso, causa ritardo del responsabile. (forse, buonisticamente, in ritardo di lavoro). Entrare ed andare in segreteria? Buona idea, ma senza pass, a questo punto, era necessario pagare il sospirato “not cheap” biglietto (18 Euro). Nel dubbio, mi sono fatto accreditare al volo dall’amico Lo Duca, il VVR-Peppe per intenderci, quale collaboratore delle Ed. Manu, caposaldo della documentazione delle salite in genere e storiche in specifico, i modo da poter recuperare il mosaico della mia qualifica in cotal contesto. Scena da iperagitazione, alla segreteria, dove la mia richiesta d’accredito, visto il bailamme in cui navigano le ragazze al lavoro, sembra non esistere. Con conseguente logorio del mio “sistema pazienza”, notoriamente ridotto e labile. Ma ormai sono dentro, e mi avvio ad osservare questo conglomero di cose e cosi, più o meno così, che pervade ogni metro quadrato disponibile. E squilla il telefono(ino).
Chi poteva essere, di così buon ora? (il mondo dei giornalisti è notoriamente pigro e tiratardi, pertanto più incline a frequentar le ombre della sera che le dorate ore antelucane) Erano le ineffabili nostre signorine della segreteria, che avevano finalmente ritrovato tutte le carte a mio riguardo, prova ne era che avevano anche il mio numero di telefono cellulare, e mi invitavano a passare a raccogliere la acconcia documentazione. Perfetto. Neanche si chiedevano come fossi già all’interno del quartiere fieristico…….Ma intanto il tempo freddo e frizzante mi stava istigando a svolgere il giro all’interno dei capannoni, lasciando alle più termiche ore meridiane, l’expo a cielo aperto, dove campeggiavano anche prototipi e qualche vecchia signora delle salite.. Ne potrei parlare per ore, sperticandomi in aggettivi e commenti. Invece, per il vostro gaudio, ne trarrò un “bon sai” dicendo che più che di vetture storiche l’ambiente era saturo di vetture vecchie e poche erano le presenze eccezionali. Certo, nel padiglione delle aste c’erano dei pezzi da 90 e veicoli unici, ma erano stupendamente lontani dagli occhi e dalle “manine assassine” dei visitatori, nella bambagia degli assegni che le assegnavano agli assegnatari della battitura dell’incanto gestito dalla famosa casa Coys. P
er quanto riguarda le presenze ufficiali va ricordata quantomeno quella dei marchi Italiani, con L’Alfa Romeo a festeggiare qui il Centenario con numerosi modelli e la Lancia, con l’Aurelia B12 e B24 Spider del Museo Lancia, mentre la Fiat aveva in serbo una vera e propria “nonna”, la mitica Eldrige Mefistofele del 1923, con il gigantesco motore da 21.700, ed altre amenità, più o meno realmente semoventi, cosa che accora i puristi che distinguono subito il veicolo marciante da moke up statici da pochi ma pregnanti particolari, e per gli amanti del settore, ma come resistere anche se sene è digiuni?????, c’erano i modellini. Tanti, belli, perfetti, eccellenti, cari……. Insomma un ludibrio di minivetture in tutte le scale possibili, antiche e correnti, con una escursione temporale di produzioni che esplorava il tempo dagli anni ’40 a oggi, per la gioia dei piccini, che fatalmente ne volevano almeno una in ricordo, e degli adulti, che fatalmente ne prendevano più di una per ricordo….. Più in là la ricambistica. Difficile da descrivere senza farsi prendere la mano. Un sogno per molti, un incubo per altri. Parafraso volentieri Mago Merlino in questo ambiente, dove una cacofonia di fondo era il tema dominante, dando l’idea di una stazione molto molto affollata, e dove sui banchi, che all’inizio dovevano avere anche un certo ordine, si poteva ritrovar di tutto. Ma proprio di tutto.
Tra il simbolo storico della Bugatti e il pomello del cambio di una Frazer Nash, c’era un frullatore (guasto) e un triciclo arrugginito. Tra la tromba “fight’s horn” di inglese fattura ed un musetto di Fiat 600, c’era una sedia in vimini e un trolley originale, e banchi e banchi sterminati di luci, ghiere, fari, frecce, lampadine, fusibili, detti anche gli introvabili ormai, marmitte, volanti, pomelli, pomoli e pompe. E chi più ne ha più ne metta. Gomme, gommini, gommature, tabelle, tabelline, tabelloni, si anche quelli con pubblicità d’antan sopra, e via discorrendo.

Con tanti ricercatori alla ricerca di pezzi ricercati e curiosi a curiosare sui pezzi che gli altri ricercavano. Da rimanere ore a guardare e sentire le storie, anche in lingue diverse, che andavano perdendosi nell’eco infinita delle cose antiche esposte. Per fortuna, tra siti amici di editoria e video, c’erano anche quelli di qualche scuderia, reali testimoni del mondo da corsa, recanti il messaggio del nostro ambiente, con qualche vettura “vera” che faceva capolino nel melange di carrozzerie da rimettere a nuovo, cromature scintillanti, scocche massacrate e vetture da sogno. Intanto fuori pioveva, si svolgevano raduni, vetture rombanti ed improbabili andavano avanti e indietro, qualcuno provava motociclette, altri concludevano affari. Insomma, giornata piena. Alla fine ero stanchissimo e con l’assoluta certezza di non essere riuscito a vedere tutto. E sentire tutto, perché tra conferenze, incontri e dibattiti c’era da perdersi. Quand’invece, ben sappiamo che le vere notizie sono davanti a un calice di buon vino, assieme agli amici, che stavolta erano meno presenti che in passato, e pertanto nessun “rumors” verificato ha avuto modo di uscire dai cancelli di quest’evento. Sarà per il prossimo incontro.
Come ogni anno, la stagione dei salitari.doc è finita a Fiume. Si lo so, si può mal interpretare questa espressione, confondendo i concetti, ma in realtà non si tratta di un tentativo di suicidio con tuffo fuori programma in un corso d’acqua non meglio identificato, ricordo ai più che infatti in veneto c’è un fiume che si chiama Fiume e un torrente che si chiama Torrente e un rivo che si chiama Rivo, alla faccia della fantasia, ma il nostro caso è diverso. Si tratta della città di Rijeka, che in antico si chiamava proprio Fiume. E noi, che non c’interessiamo di politica, tuttavia, aggiungeremo che ha nei suoi pressi un autodromo molto bello e seppur ancora scarno nelle sovrastrutture, molto interessante. Ed ogni anno, in questo loco, l’ineffabile Eva, ovvero Achille Guerrera, pilota ormai storico e commentatore goliardico, dal grande spessore e dalla cultura sportiva pressoché infinita, oltre che dotato di un fine spirito, organizza un divertissment pistaiolo per tutti i graditi ospiti provenienti dal mondo delle salite, quasi una festa di fine anno, a cui partecipano piloti di vetture moderne e storiche. Non è il caso, credetemi proprio non è, di proporre tempi e classifiche, perchè un piacere e un divertimento non si quantificano certo al cronometro. È stato un bel girare, magari un po’ osteggiato dal tempo pioverino che ha reso difficile e pozzangheroso qualche tratto.
E noi siamo stati ospiti di Eva, in tutto e per tutto, per cui troviamo modo anche da queste righe di ringraziarlo. Come ringraziamo l’amico Rimoli, per il suo esauriente puntiglio professionale. Bene, devo dire che la cosa mi ha particolarmente entusiasmato perché c’è stato modo di divertirsi e assiedere ad un convivio di assatanati appassionati, al punto di ritrovarsi piloti di grande levatura venuti lì solo per stare con gli amici, e driver di assoluto rilievo, leggi Denny Zardo, a bere birra e scambiarsi battute, celie, facezie e scherzetti. Un bel modo di concludere una stagione.

Ah, quasi dimenticavo, è cominciato un nuovo anno. E presto comincerà una nuova stagione. Rombante, intrigante, avvincente, esaltante, affascinante, coinvolgente e ancora un sacco di cose con ..ente. Già ci si prepara, con test e prove “segrete”, con programmi e direttive innovativi, con simulazioni al computer, alla faccia delle storiche, con il reperimento di accessori speciali e specifici. Insomma, chi dorme non piglia pesci, diceva il Martin Pescatore, e siccome nell’automobilismo, gli unici pesci che esistono sono quelli che si prendono in faccia, ad onta del casco integrale, meglio cautelarsi. O si conosce un buon pescivendolo, cosa possibile specialmente a chi abita in prossimità della costa, o ci si dà da fare organizzando per bene la stagione incipiente. E qui l’augurio. Anche a chi non piace il pesce, ovviamente. Di uno sviluppo ed inviluppo di gran pregio e grandi soddisfazioni. Per tutti, perché per tutti è possibile, non inseguendo simultaneamente tutti gli stessi traguardi, ovvio. Se poi le cose saranno come speriamo tutti, sarà una stagione veramente storica. E sarà un bell’affare spiegare ai posteri cosa voglia dire una stagione storica nell’ambito delle storiche, causa la cacofonia dell’assonanza e la pedissequità dei concetti ridondanti. Ma, sono sicuro, è un rischio che correremo tutti molto volentieri, cimentandoci fin dalle prime battute col massimo dell’impegno e della sportività. Ci vediamo sui campi di gara.
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