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Fabio Niero racconta la Verzegnis 2017

 

Il fatto che a qualcuno interessino ancora le storie che racconto mi sorprende e mi esalta al contempo. Non credevo di avere tanti seguaci (follower dicono altrove) che non avendo nulla di buono da fare, anziché indugiare in esplorazioni di assunzione di acidi più o meno lisurgici o spernacchiamento di cannabis e sottoprodotti, si dedicano a questi sproloqui per esorcizzare la realtà e tentare vanamente la fuga dalla loro autocoscienza. In ogni caso è emozionante. Anche se mi dite che non ho più la stessa rabbia di una volta e gliele do buone a tutti, ultimamente. Ebbene non è sempre così. Non è sempre domenica. In effetti le prove si svolgono il sabato. Ma, restando cauti ed abbottonati, possiamo anche andare sulle rampe che da una Tolmezzo attonita e svogliata portano al municipio diffuso di Verzegnis, per salire veloci ed impegnative alla Sella Chianzutan. Una vallata interessante. Un ambiente interessante. Una gara interessante. Un invito a usufruire del piacere (enjoy dicono altrove) delle specialità della zona.

A proposito di specialità, vi invito a frequentare il ristorante Al Fogolar in quel di Chiaiulis dove il mangiar bene è solo l’ipotesi del concetto, poiché ci si delizia di portate sopraffine e vini scelti. Stessa cosa al Benvenuto, albergo tolmezzino dove, ovvio no? Ho albergato io, dove alla varietà si aggiunge una qualità di preparazioni dal sapore flokloristico demoetno antropologico decisamente eccellenti. Una gioia per i sensi. (quelli della degustazione ovviamente) (taste the best flavour dicono altrove). Per il bene del mio sistema nervoso ero salito motu proprio (no, non credete sia la mia moto, no, quella me l’ha confiscata mio figlio dicendo che ormai sono vecchio per le 2 ruote) al municipio sede di verifiche e sala stampa, a ritrovare comuni ed apprezzati amici. Soprassiedo sulle varie e variegate variabili con cui si è svariato con annessi svarioni variando variatamente la varietà del Varietà (ah le ballerinette e la soubrettina francese…) per arrivare alla cosa che ci piace commentare ed ecco i fatti. La parte storica della gara multipla (multiball dicono nel pinball cioè altrove).

In effetti, prima delle storiche c’era qualcosa d’altro. Macchine ataviche in pietra? Ma noooo, c’era la regolarità slovena, con 4 auto che avrebbero potuto essere …. Ma in effetti non erano e…. lasciamo perdere. Tra le storiche già il sabato c’erano buchi ed assenze tra gli iscritti. Domenica anche peggio. Dopo le luculliane cene di venerdì e sabato (spero sappiate chi fosse Lucullo), ero disposto ad accettare di tutto e di tutto è stato. Ero in una postazione “come a casa” con i commissari della Mendel e quindi con degli amici. Facile trovare subito l’accordo per lavorare bene. Anche se…. La loro leader, all’incontrarci al mattino, nel “batti5 al volo” di saluto quasi mi slogava una spalla……e poca soddisfazione, in effetti la salita delle storiche, dato che ero all’ultimo dei tornanti, era un po’ asfittica e quasi tutti ormai arrivavano col fiato corto. Il buon Obermoser, che detto tra noi non parla e non capisce niente d’italiano, ha pensato bene (denken sehr gut dicono altrove) di piantare la sua Alfa 33 senza freni sul muretto a fianco di dove stavo io. La cosa non mi ha emozionato più di tanto, ma almeno ha rotto la monotonia (Broken the gray monotony dicono altrove). Mancavano i prototipi, forse memori e timorosi delle vicissitudini dell’anno scorso, che per quelli che erano disattenti potrei anche rinnovellare (vuto che ve conto cossa che gh’e stà dicono altrove) ma come dicono a Rivolto, sede storica della pattuglia PAN delle Frecce Tricolori, sorvoliamo. Così il figlio dell’aquila a due teste (la chianao Austria altrove) R. Sonnleitner su Vw Golf Rallye G60 ha regolato tutti. (Gewinn von über dicono altrove). Davanti alla BMW di Barletta ed alla Sierra Cosworth dell’eterno e taciturno Muradore. Una classifica breve e non ricca. Peccato. Perché stavolta la gara storica si è svolta senza intoppi e senza grane. E col bel tempo. Magari la seconda manche è partita un po’ (zu lange nach dem geplanten dicono altrove) in ritardo sul previsto, ma alla fine non si è sofferto troppo. Quello che è successo durante la manche delle moderne è un altro paio di maniche. (uma chaleira de peixes diferente dicono altrove) ma a noi che propugnamo la competizione di veicoli dal pedigree forbito e dalla vetusta esperienza, onuste di onore e complici di epopee di corse eroiche, non interessa gran che. (no ne frega gnente dicono altrove). Ma qualcuno mi deve spiegare perché una manche completa è durata quasi 6 ore e la seconda alle 19.00 spaccate era terminata. Misteri della scienza e della tecnica della fretta. Così, pur di terminare in tempo, dopo tutte le interminabili soste per botto (arrêts pour accident dicono altrove) si è agito con velocità assoluta, in tutti gli interventi. E non ci si è fermati praticamente mai. (Agus bha cha mhòr gun stad dicono in un altrove che più altrove non si può). E si che ci sono stati incidenti. Chiedere a Di Fant o ad altri interpreti del danno.

Al punto che i commissari sono andati in crisi. Avrebbero voluto che fossi presente a filmare i loro disagi, per poter avere testimonianze da rimostranze. (Du kan ha vitnesbyrd om klager, come dicono altrove al nord). Al proposito basti la frase “ Co te servi no teghe son mai” (When you serve you are never there dicono altrove) con cui sono stato apostrofato. Mi mancano gli accenti circonflessi ed un paio di dittonghi e poi sono a posto ormai. Ma a parte le disquisizioni proto-grammaticali sgrammaticate, sembra che l’adrenalina sia corsa a fiumi, quando una formula è sbucata dalla parte sbagliata da una curva rischiando di centrare una macchina ferma, passando sulle scarpe di un commissario e portandogli fisicamente via di mano la bandiera. (portande vie de la manute la bandiere e lo dicono proprio là) innescando emozioni e proteste. Voi direte (me lo sono inventato io) ma che storia è questa?? Non è una storia e neanche una cronaca. E un disagio. Perché direte voi (ma siete sempre così pieni di interrogativi?). in successione libera, in questo week end non c’erano molte auto storiche belle e interessanti (troppo poche - ftit wisq come dicono sulle isole). In questo week end non ho conosciuto, incontrato, contattato, importunato nessuna signora o signorina. Non ho potuto trastullarmi con nessuna delle mie amiche tanto che i piloti erano impegnati. Non ho potuto andare a farmi una birra “verde” come si conviene, col mio amico Dottor Doria. Ed il succo di mela, prodotto locale, era esaurito. !!!! ma come??? È come se Acqui esaurisse il Dolcetto, a Montefalco si esaurisse il Sagrantino o il canale di Panama terminasse l’acqua. E allora? Non posso essere soddisfatto, anche perché a far cose stupide ci ho messo del mio. Capita. Fine dei giochi. La compagnia ha voluto andare a mangiare la pizza prima di rientrare. Qui. In Carnia !!!! terra di frico e muset. E vabbè, ci son stato per compagnia, ma che la cosa non si ripeta. Per adesso basta.

Il vostro scorbutico cameraman.

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